Il fotogiornalismo è stato innanzitutto un mestiere. Un mestiere vero, con committenti, redazioni, scadenze, esigenze fotografiche che crescevano di scala — prima locali, poi nazionali, poi internazionali. E dentro quel mestiere, con una macchina in mano e gli occhi aperti, ho capito che quello che non viene fotografato sparisce. Ho attraversato il Sud Italia, Napoli, le periferie dimenticate, le aule di tribunale, le strade dopo i fatti di cronaca. Ho inseguito la cronaca quando la cronaca non aspettava. Ho lavorato con i rulliniquando i rullini costavano e il processo produttivo era tutt’altro che immediato — eppure si correva lo stesso, perché i tempi giornalistici non hanno mai aspettato nessuno. Il digitale ha accelerato tutto, ma la pressione era già lì, identica, quando ancora si stampava in camera oscura. Ogni immagine in questo archivio è una testimonianza.
